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The Inner Garden
30 maggio – 11 giugno / Galleria Gadarte – Firenze

Dormo, ma il mio cuore veglia.
Il mio amato bussa:
«Aprimi, sorella mia, amica mia,
mia colomba, mia perfetta,
perché il mio capo è colmo di rugiada
e i miei riccioli delle gocce della notte».

— CANTICO DEI CANTICI

Il titolo richiama l’immagine centrale della serie: un giardino che non è un luogo naturale né un semplice simbolo decorativo. Nel Cantico dei Cantici biblico, l’amato si manifesta attraverso la primavera, i profumi, la gazzella o il cervo, la colomba, il giardino chiuso e la fonte sigillata. Nelle successive interpretazioni ebraiche e cristiane, questo poema d’amore umano è diventato una delle grandi fonti scritturali per parlare dell’amore divino e della relazione tra Dio e l’umanità.

San Giovanni della Croce si colloca in questa eredità: il suo Cantico spirituale è uno dei maggiori poemi cristiani sulla ricerca dell’Amato da parte dell’anima, e la sua poesia mistica è comunemente letta come espressione dell’unione tra l’anima e Cristo. Il «giardino interiore» appartiene a una lunga tradizione simbolica che rappresenta la vita interiore come luogo raccolto, fecondo, vulnerabile, aperto alla visita e alla trasformazione.

Questa è una delle verità più profonde dell’arte mistica: la rivelazione si riconosce spesso dapprima attraverso la trasfigurazione. Non si vede direttamente la fonte; si vede che il mondo non è più lo stesso. San Giovanni della Croce dà a questo dramma la sua grande forma lirica cristiana quando l’anima interroga boschi, prati ed esseri viventi, chiedendo se l’Amato sia passato di lì.

La natura non è più uno sfondo: diventa il luogo in cui l’assenza stessa comincia a parlare. Da qui The Inner Garden si apre a un orizzonte più ampio di affinità. Rumi appartiene a un’altra tradizione religiosa e poetica, ma la sua presenza è significativa perché è anch’egli uno dei grandi mistici del desiderio e della separazione trasformati in canto. Nella tradizione mistica persiana, i fiori, gli uccelli e i movimenti del mondo naturale partecipano al desiderio spirituale. In questa serie, elementi naturali come gli animali, il vento e gli uccelli guidano l’anima nel suo cammino e la educano al desiderio.

Perché, dopo aver ferito questo cuore,
non lo hai guarito?
E perché, dopo averlo rapito,
lo hai così abbandonato,
senza portare con te la preda rubata?

— SAN GIOVANNI DELLA CROCE

Se qualcuno si chiede come Gesù abbia risuscitato i morti, non cercare di spiegare il miracolo.

Baciami sulle labbra.
Così. Così.
Quando qualcuno chiede che cosa significhi «morire d’amore», indica questo.

- RUMI

The Inner Garden appartiene a questo modo di conoscere. Non pretende di dominare le proprie fonti: vi entra intuitivamente e con rispetto, come in un’esplorazione. Nasce dalla convinzione che l’arte possa diventare un luogo in cui il pensiero matura in visione e la visione in una forma di ascolto interiore. In questa luce, la fonte diventa il centro spirituale del ciclo. Nel Cantico dei Cantici, il giardino chiuso e la fonte sigillata appartengono alla ricchezza nascosta dell’amata; in questi dipinti, l’anima è condotta verso quella sorgente dal vento, dagli uccelli e dall’intelligenza vivente del giardino stesso. Lungo il cammino cerca, interroga e dialoga persino con le creature. Quando entra nella fonte in cui scorge il cervo, ciò che prima era soltanto intravisto viene incontrato in profondità, alla sorgente, dove il desiderio diventa incontro.

Teilhard de Chardin aiuta a esprimere l’orizzonte più ampio di questa trasformazione. Sacerdote gesuita, filosofo e paleontologo, concepiva l’evoluzione come un movimento verso una sintesi sempre maggiore e una definitiva unità spirituale. Per lui il divino non è assente dal cosmo materiale, ma conduce dall’interno la creazione verso il suo compimento. Non può essere ricondotto alla stessa tradizione simbolica di san Giovanni o di Rumi, ma offre un linguaggio per una delle intuizioni più profonde alla base della serie: la creazione non è inerte, nelle cose esiste un’energia interiore e la natura stessa può essere letta attraverso l’attrazione, l’unione e la trasformazione. Con Teilhard, il giardino può essere visto non solo come lo spazio raccolto dell’anima, ma anche come il microcosmo di un movimento più universale, in cui la vita tende alla relazione, all’approfondimento e alla convergenza.

The Inner Garden non è dunque soltanto un ciclo sulla spiritualità privata. Esplora un desiderio insieme personale e universale: trovare il luogo in cui vita, bellezza e significato non siano separati; cercare la sorgente nascosta che fa fiorire le cose; scoprire che ciò che sembra più lontano potrebbe essere già entrato nell’anima, trasformandola. Se questi dipinti attraversano simboli ereditati dalla poesia antica e dalla mistica, è perché tali simboli sono ancora vivi.

Sono tra i modi più antichi che gli esseri umani hanno trovato per parlare di ciò che la sola ragione non può afferrare: che il mondo potrebbe essere più permeato di presenza di quanto sappiamo, e che nell’anima potrebbe esistere un giardino in cui il desiderio di unione è già l’inizio della rivelazione.

La melodia dell’amore si diffonde
e il ritmo del suo distacco scandisce il tempo.
Giorno e notte, il coro della musica riempie i cieli;
e Kabir dice: «Il mio Amato risplende
come il lampo nel cielo».

- KABIR

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